La Storia

Il 26 ottobre  2009  dopo 31 giorni 3 ore e 23 minuti di navigazione in solitario su una barca di 6,50 metri, Gaetano Mura taglia la linea di traguardo della Transat650 a Salvador de Bhaia (Brasile) portando a termine una grande impresa: primo ed unico sardo nella storia di questa mitica regata e tra i pochissimi italiani ad avervi partecipato in 33 anni

“Appena terminata la straordinaria esperienza della Transat sento che il valore dell’impresa stia più nel cammino che nella meta.  Grazie all’esperienza maturata con la costruzione della barca, con gli errori naturalmente, e a tutti i rapporti umani instaurati, a tutte le relazioni che si intersecano in mare,  lungo la rotta,  a terra. Un’esperienza unica. Non sarei disposto a barattare nemmeno un’ora di questo vissuto con un miglior posto in classifica su una barca già pronta”

Dopo la costruzione del mini 650 per la campagna Transat 2009, realizzato in parte nel cantiere Riminese di Bert Mauri: “Ho sempre pensato che per un nuovo progetto avrei acquistato una barca già pronta e messa a punto, “alla boa” come si dice. Una barca che nasce dal suo stampo e che aiuti a far crescere con le tue mani è un’esperienza unica e affascinante ma che richiede un grande dispendio energie: prove in mare, modifiche, stazze, ottimizzazione. Attività che inevitabilmente  sottraggono tempo  alla più grande delle tue passioni: navigare”.

Ma è il destino a farci cambiare rotta: “Sono tornato in cantiere da Bert, caro amico oltre che esperto costruttore, per qualche consiglio sui miei nuovi progetti e per il piacere di andare a salutarlo. L’aria è familiare a casa di Bert, l’atmosfera serena già vissuta,  dallo stampo del Class 40 che sta costruendo su progetto del Francese Sam Manuard, è appena uscita  una nuova barca. Ho fatto in fretta a capire che avrei ricominciato tutto da capo”.

“Mi sono innamorato del Class 40 e del progetto di Sam Manuard (non ha bisogno di presentazioni) e ho fatto la mia scelta. La barca numero 2,  gemella della mia, ha corso la mitica Route du Rhum con a bordo lo stesso Manuard  dimostrando le potenzialità della sua macchina da corsa:  navigando per diversi giorni in testa alla flotta”.

“E sono stato fortunato. Ho avuto l’opportunità di navigare, con la gemella della mia barca, insieme a Sam, il progettista, per testarla  in una traversata Atlantica”.

Note tecniche di Bet 1128

Come da regolamento di classe i valori massimi di lunghezza fuori tutto, baglio e pescaggio sono rispettivamente: 12.19 m., 4.50 m. e 3 m; il dislocamento minimo  di 4500 kg. La superficie velica massima delle vele bianche è di 115 m., 250 m. con gennaker o spinnaker (in nylon). La  barca, tra le varie prove, deve superare il test di raddrizzamento da 90 gradi con 220 kg di peso in testa d’albero ma al tempo stesso non deve raddrizzarsi se il peso supera i 320 kg., questo per assicurare il giusto compromesso tra sicurezza e contenimento dei costi. Per la costruzione di scafo, coperta, struttura ed allestimenti interni, è vietato l’utilizzo di fibre aramidiche e carbonio, di anime in nido d’ape, nonché delle fibre preimpregnate. Sono bandite le canting keel, ma sono permessi ballast, per un massimo di 1500 l, distribuiti simmetricamente. Unico “vezzo” che questa classe si concede è l’utilizzo delle fibre di carbonio per la realizzazione di albero, boma e bompresso. Il numero massimo di vele è limitato ad 8, di cui solo randa e fiocco  possono essere  in materiali esotici. Un esempio che testimonia l’importanza dell’abitabilità di queste barche è l’obbligo di avere 4 cuccette permanenti di 1.80 x 0.5 m.

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