Gaetano Mura

obiettivo TRANSAT 6,50

2009: l'Atlantico in solitario
www.gaetanomura.com

Intervista

Dieci giorni in compagnia di un solitario

Quest'inverno durante una fredda giornata spazzata da forti raffiche di tramontana, durante la quale nessuno era uscito in mare, intravedo un piccolo punto blu in lontananza. Mi riferiscono che deve essere Gaetano Mura che esce regolarmente ad assaggiare un po' di vento in previsione della stagione delle regate. Ma più che altro sta preparando l'attraversata dell'Atlantico in solitario su una piccola imbarcazione.

Lo volevo intervistare e fare qualche bello scatto alla sua barca; poi la nostra passione comune per il mare ha fatto il resto. Un'idea tirava l'altra e l'intervista si è trasformata in un vero campo scuola in mare e siamo diventati compagni di avventura per dieci giorni. Ho letteralmente invaso il suo spazio personale e grazie alla disponibilità di Gaetano e le nostre qualità rispettive - lui in navigazione e io in fotografia e giornalismo - è sbocciato questo spazio insolito che ha come principale intento la condivisione di un'esperienza forte e unica grazie all'immagine e alla parola.

Dimenticavo di presentarmi! Io sono une giovane fotoreporter belga. Ho una formazione giornalistica ma ultimamente mi esprimo principalmente con l'immagine. La fotografia di reportage è lo stile che mi si addice maggiormente e il mondo del mare mi ha sempre appassionata.

Quest'incontro è quindi uno specchio della vita di un navigatore solitario in pre-partenza e della mia esperienza personale in questo mondo nuovo e entusiasmante fatto di mille gioie e difficoltà. C'è stato innanzitutto l'incontro fra due persone che non si conoscevano e la fiducia; abbiamo imparato a conoscerci e siamo diventati amici attorno a quest'argomento ricorrente e alle risposte di Gaetano dinanzi alla mia curiosità. Gaetano mi ha dedicato il suo tempo - ancora più prezioso in questo periodo - e io mi sono lasciata prendere la mano e ho vissuto in prima persona delle sensazioni uniche e irripetibili.

Ormai mi alzo tutte le mattine aspettando notizie di Gaetano e verificando i bollettini meteo. La sorpresa è sempre dietro l'angolo, cambiare i nostri programmi al ritmo del vento sempre un vincolo. Oggi, entriamo a bordo del GRF91, per me è una prima. Osserviamo insieme l'attrezzatura e le dotazioni di bordo. Gaetano mi fa provare i diversi posti letto installati ingegnosamente nei tre metri quadri a disposizione sotto-coperta, mi spiega gli strumenti di sicurezza e la vita a bordo... Conoscevo bene le barche a vela ma questa è molto diversa. Mi ritrovo fra i "canards" (derive asimmetriche), la chiglia che bascula da una parte all'altra e mille cose che non conosco. La "cucina" si traduce in un bollitore appeso al soffitto e i posti letto sono un mix fra sedili ergonomici e posti da guardia ma di certo non assomigliano a dei letti. Tutto questo dentro uno spazio ridottissimo nel quale bisogna anche leggere le carte nautiche, calcolare la rotta, tenere il diario di bordo, riscaldarsi e cambiarsi i vestiti bagnati. Inizio a farmi una prima idea della faccenda ma non ne so ancora abbastanza.

Continuo a frequentare Gaetano quotidianamente e parliamo della ripartizione del sonno, dei viveri a bordo, dell'istinto di sopravvivenza e di altri argomenti legati alla psicologia e ai rapporti con la famiglia. Più passa il tempo e più "faccio parte dei mobili"; togliendo la distanza che esiste fra estranei diventa quindi più semplice porre domande personali.

Dopo qualche giorno passato insieme e qualche uscita con condizioni di vento diverso, decidiamo di partire per una sessione di navigazione più lunga. Oggi più che in qualsiasi altro giorno siamo dipendenti dal vento, tutto dipende proprio da lui. In effetti all'imbrunire, ci molla il vento a dieci miglia dal porto, e il GRF91 non ha motore a bordo come da regolamento della Transat. In questo preciso momento ho capito lo sgomento dei navigatori nei confronti della bonaccia. Abbiamo quindi deciso di chiamare gli amici attrezzati di tende e viveri per qualche giorno di trasferta e ci ha così permesso di rendere meglio l'idea della navigazione d'altura. Aiutandomi a dirigere le vele, Gaetano mi ha lasciato gustare la sensibilità della sua creatura al timone, in navigazione diurna e notturna, veloce di poppa ed estremamente affaticante di bolina. Al rientro da questa straordinaria spedizione e dopo la mia esperienza da marinaio a bordo, mi rimane solo da riassumere quello che il comandante mi ha confidato strada facendo...

Come ci si sente emotivamente a tre mesi dalla partenza per una Transoceanica in solitario?

Sembrerà strano ma la vera impresa è proprio arrivare alla partenza. Il duro lavoro - costruzione della barca, ricerca di sponsor, qualifiche e allenamenti - è già stato fatto negli anni che la precedono. Ora non resta che partire, concentrarsi, mettercela tutta e fare correre la barca tra le onde dell'Oceano. Cercando sempre il piacere di stare in mare, che è la cosa che più di tutte mi auguro di trovare.

Con una barca di soli 6,50 m in mezzo al grande Oceano, in completa solitudine e senza comunicazione con l'esterno, ci vuole anche un po' di follia?

Lo so che tutto questo può sembrare folle ma non si improvvisa nulla; dietro c' è un enorme lavoro, anni di preparazione, di regate e di allenamenti e niente viene lasciato al caso. Per il resto c' è la sorte, come nella vita di tutti i giorni.

Ma hai paura quando sei in mare?

Innanzitutto bisognerebbe stabilire il concetto di paura. Il fatto è che si può avere paura di aver coraggio o avere coraggio di aver paura.

So che si dorme a tranches di venti minuti ogni ora. Si può resistere a questi ritmi per un mese?

Si può resistere anche per più mesi. Credo si debba avere una certa predisposizione; poi bisogna imparare a conoscersi, a rilassarsi per poter dormire a comando. E' un aspetto molto affascinate di cui si potrebbe parlare per ore.

A bordo di una barca così piccola e senza possibilità di cucinare cosa mangia un solitario?

Questo è uno tra gli aspetti più importanti della preparazione, ho affidato questo compito a degli amici più esperti di me. Il cibo si divide in buste - una per giorno - all'interno delle quali si trova il fabbisogno giornaliero; quasi tutto secco o liofilizzato, col giusto apporto energetico, tenendo conto delle diverse zone climatiche e della particolare dieta che seguo. Quando il mare è veramente brutto ci si accontenta di barrette energetiche.

Ti manca la famiglia?

Probabilmente è una delle mie debolezze più grandi quando sono isolato. Mi piace molto stare in famiglia. Mi piace la mia casa. Se potessi fare solo una chiamata di 5 minuti a casa ogni tanto, anche solo per scherzare o lamentarmi un po', sentire la loro voce, renderebbe tutto più facile. Ma non si può e anche questo fa parte del gioco.

E loro come la vivono?

Quando si è in questa fase, inevitabilmente, quasi tutto il tempo è dedicato all'obiettivo e si trascura un po' tutto il resto, amici compresi. Da questo punto di vista sono fortunato non solo perchè la famiglia mi "sopporta" ma mi sostiene con grande entusiasmo.

Per esser un navigatore solitario bisogna fare tutto da solo?

In mare naturalmente si. Anche a terra passo lunghi periodi a lavorare in solitudine, però, per essere un buon navigatore solitario bisogna essere in tanti; e veramente tante sono le persone e gli amici che hanno un ruolo in questa mia avventura.

E' dura la solitudine?

Mi pongono spesso questa domanda. I problemi di un navigatore solitario sono tanti e tali da non aver troppo tempo per pensarci, credo che ci sia una grande differenza tra quella ricercata e quella subita. E comunque, nella cultura pastorale dei sardi, la solitudine ha sempre fatto parte della vita stessa.

Si dice che i sardi non siano navigatori. Ti senti un po' atipico?

No. Mi sento uno che ha una grande passione, questa è una fortuna indipendentemente da dove si è nati o dove si è vissuti.

Finisce qua il mio soggiorno in Sardegna. Ripiegati il fiocco e la randa si spediscono a Cagliari per le ultime modifiche prima della partenza. Siamo ormai agli sgoccioli. Da oggi, avrò per sempre un'altra ottica del mare e della vela, della bonaccia e delle onde alte. La passione per il mare di Gaetano è contagiosa e le mie capacità sono certamente aumentate grazie ai suoi consigli. Ma più di tutto ho guadagnato un amico; un amico pieno di racconti di viaggi, di determinazione, di idee e di voglia di condividere la sua passione fatta di tecnica e di umanità. Bon vent!

  Aurore Martignoni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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