Gaetano Mura

obiettivo TRANSAT 6,50

2009: l'Atlantico in solitario
www.gaetanomura.com

Cos'è la MiniTransat

La Minitransat

la rotta

Nata nel 1977 dall’idea di Bob Salomon per opporsi al gigantismo finanziario delle regate di quegli anni, la MiniTransat è la regata per eccellenza che si corre ogni due anni, in solitario su barche di sei metri e mezzo, dalla Francia al Brasile. Si tratta di una "avventura", ricca di fascino e spettacolarità, ma anche di temibili insidie…

Si racconta, ma forse è solo leggenda, che per la prima edizione della regata Bob Salomon abbia voluto sottoporre le barche ad un "curioso" test per valutarne la resistenza: una gru sollevava l'imbarcazione fino a quattro metri sul livello del mare, e quindi la lasciava cadere in acqua. Se dopo il salto risultava indenne, poteva affrontare le onde dell'Atlantico...

La seconda edizione passa di mano, e sono i francesi, con a capo Jean Luc Garnier, ad assumerne praticamente la paternità. Considerate l’università dello yacht design, i più grandi progettisti testano al vero, su queste piccole barche tecnologie da applicare sulle classi superiori e sulla grande serie e i partner tecnici testano i materiali in condizioni estreme. Doppi timoni, serbatoi di zavorra liquida, chiglie basculanti e pinnette stabilizzatrici, sono infatti nati sui mini.

Relativamente economici, veloci, i mini sono oggi una grande realtà nel mondo della vela italiana. Nel 1994 è nata l'Associazione di Classe Mini6.50, nascono nuovi progetti e sono sempre più numerosi gli skipper italiani che si preparano a vivere la grande avventura Mini Transat, la sicurezza e' sensibilmente migliorata nelle ultime edizioni, grazie all'argos che permette di visualizzare da sei a otto volte al giorno la rotta di ciascun mini.

I concorrenti devono imbarcare un EPIRB, che in caso di necessità, attiva i servizi di sicurezza internazionali. Il regolamento impone altre misure di sicurezza, come la stabilità ai piccoli angoli (ballasts pieni o chiglia in posizione sfavorevole, angolo max 10°) e ai grandi angoli (testa d'albero in acqua, la barca si deve raddrizzare con 45 chili in testa d'albero), il volume dei ballasts (max 200 litri per parte).
Il volume di galleggiamento di 1200 litri permette di resistere ad una via d'acqua e rende l'imbarcazione praticamente inaffondabile.
Il sistema Argos adottato per la Mini Transat, serve a seguire la progressione dei concorrenti e ad aumentare la sicurezza grazie ai segnali che possono inviare i solitari. Possono infatti, selezionando una funzione, avvertire di un'avaria a bordo senza chiedere assistenza. Il Comitato di Regata sa costantemente la posizione dei mini e delle barche d'appoggio che seguono la corsa.
Lo spazio vitale e' spartano, il volume abitabile ridotto a meno di tre metri cubi dove devono trovare posto duecento chili di materiale, le vele e la cambusa.

A bordo di una barca di sei metri e mezzo, lo stretto necessario deve trovare posto per permettere ad un solitario di vivere più di tre settimane in mare. Con circa 100 litri d'acqua dolce in taniche, 35 chili di cibo, un autogonfiabile e tutto il materiale di sicurezza, senza contare il volume delle riserve di galleggiamento, i cambi di indumenti e le vele, lo spazio vitale è particolarmente ridotto.

Ogni skipper deve in più dislocare buona parte di questo peso per equilibrare l'assetto della barca: al vento quando naviga di bolina, a poppa alle andature portanti e a prua con le ariette. Questi "traslochi" sistematici sono chiamati dai francesi "Matossages" e sono tanto faticosi quanto indispensabili. Passare più di dieci ore al giorno al timone, in condizioni di umidità e in un comfort alquanto precario, impone al solitario di non trascurare l'igiene personale e la ginnastica quotidiana, la dieta e la gestione dei ritmi veglia-sonno. La scelta dell'alimentazione e l'organizzazione dei tempi di riposo, sono i fattori chiave di questa transatlantica.
Attraversare l'atlantico in solitario richiede una buona conoscenza della metereologia, ma anche una pratica intensa di navigazione per apprendere le sottili tattiche della mini transat.

Il regolamento di stazza limita il materiale elettronico di bordo agli strumenti necessari alla sicurezza (VHF, EPIRB), all'analisi della situazione meteo (Ricevente BLU, barometro), ai piloti automatici e al minimo necessario per il posizionamento (Log, speed, scandaglio, radiogoniometro, GPS).
Il GPS è autorizzato solo dall'ultima edizione, ma i solitari devono comunque provare di sapere usare il sestante e di saper quindi effettuare una navigazione astronomica. Le variabili condizioni meteo non permettono sempre di stabilire una tattica precisa, poichè i solitari non possono ricevere che il bollettino meteo di Radio France Internationale. Quando la propagazione delle onde radio non è ottimale, i solitari possono contare solo sul loro "senso marino", il barometro e l'osservazione delle nuvole...

Ogni skipper dedica almeno due ore al giorno alla navigazione, alla tattica e alla meteo.

11.10.06 ITALIANI ALLA TRANSAT tratto da «BREVE STORIA DEI MINI ITALIANI ALLA TRANSAT»
di: Stefano Paltrinieri

1981
Nel 1981 parte e arriva decimo Antonio Solero. Il bassanese si era reso protagonista l'anno prima di una Transatlantica a bordo di un 6 m autocostruito. Secondo una pratica frequente all'epoca taglia un Mini ton, un Fortunello di Sciommachen, barca da triangolo costiero, e forte dell'esperienza dell'anno prima strappa l'ottimo piazzamento.
Per dare un'idea del gap coi francesi, il vincitore di quell'edizione, Ginette di Chiorrì, si permette tuttora di piazzarsi ben dentro la prima metà del gruppo attuale di regatanti.
Nella stessa edizione partì Gianni Rizzieri su uno Sciucià, ritirandosi al terzo giorno.
Ricordo che all'epoca mi affacciavo all'altura su una barca simile e, ovviamente, la sua partecipazione mi indusse ai primi sogni.

1983
Rizzieri per l'83 tagliò un potente sesta classe di Maletto-Navone, contro il quale facemmo match race per tutta una 500x2, io su Dixie Plus, Janneau di 8m.
Purtroppo impegni di lavoro gli impedirono di partire, lasciando al palo uno skipper ed un mezzo veramente competitivi ,per gli standard dell'epoca.
Partì invece Antonio Cirino, che terminò tristemente la sua avventura su un elicottero a Finisterre. Nel corso della sua conferenza ,al ritorno, ricordo che pensai che se quella cosa gli era accaduta qualche colpa doveva ben averla e che a me non sarebbe mai successo... meditate gente... meditate!

1985
L'85 vede il grande Alex Carozzo, skipper da giri del mondo, cimentarsi coi giocattoli. Rompe i timoni ed arriva appena prima della partenza della seconda tappa a cui non partecipa. Allora non c'erano ancora le balise ed ogni ritardo induceva veramente a pensare al peggio.

1989
L'89 vede alla partenza quello che sarà un animatore della classe il decennio successivo: Ettore Dottori, concorrente in doppio con un bretone. I 2 disalberano. Ettore con la consueta bravura arma un albero di 8 m e con quello arrivano, non senza aver prima rischiato di finire sulla barriera corallina,che attraversarono miracolosamente indenni, prima di ancorare, riposarsi e ripartire per le ultime miglia.

1991
Nel 91 Camillo Calamai, titolare della TAU, su di un Cocò,compie una traversata encomiabile. Non punta al risultato, si trova spesso ingaggiato col Cocò del paraplegico Josè Consalves, un eroe ma con umiltà e semplicità ottiene il massimo per un dilettante:arriva dall'altra parte!

1993
Col '93 i ministi italiani entrano nell'era moderna per 3 motivi:
- Felci-Zancopè: i 2 passano il 92 nei bar dei porti bretoni con Finot, Lucas Berret ecc… per capire come funzionano veramente i mini. Il risultato è quel prodigio del TE SALT, il primo proto italiano che si cimenta in corse bretoni con grandi risultati.
- Ernesto Moresino: il genovese si appassiona a tal punto dei mini da inventare, fondare e reggere per 4 furenti anni la Classe Mini Italia, facendola riconoscere ai francesi e creando un volano poderoso per tutta l'attività degli anni seguenti.
- Il Te Salt in serie: derivazione in resina dalla bomba di Zancopè, consentirà a numerosi skipper poco vogliosi di cimentarsi in auto costruzioni l' approccio facilitato ai mini ed alla Transat. Fondamentale!
Quell'edizione,drammatica, vede il fantastico settimo posto, tuttora record imbattuto, dell'indimenticabile e indimenticato Andrea Romanelli sull'American Express che vinse con Norton Smith nel 79.
Zancopè battagliò fino a più di metà gara con nientemeno che Tierry Dubois, e fu vinto solo dal cedimento dei timoni. Moresino perse il Cocò in Biscaglia e Luca Avitabile terminò la sua fatica a Lorient.

1995
Il 95 vede i Te Salt come protagonisti. Dottori corre la sua Mini più regolare e stacca un ottimo 13esimo posto, 2 piazze davanti al caorlino Felice Gusso. Moresino, penalizzato dalla rottura del boma, arriva 20 esimo e Cesare Bressan, in debito con pilota e generatore, strappa un 32 esimo,quasi tutto al timone.
Il grande Simone Bianchetti, sul Vismara Kidogo, ad un deludente 28° della prima tappa fa seguire un fantastico quinto nella seconda, frutto di un'ottima rotta sud e della sua tradizionale forza di reazione sovrumana… (finì senza pilota) con decimo posto finale.

1997
Il 97 rappresenta l'innarrivato apice per la Classe Italiana: purtroppo mai più si vedranno così tanti concorrenti, ben 8, e così ben piazzati. E' l'anno del progetto di Romanelli-Malingri Mini Match.
Massimo Giacomozzi, velista pacato, serio, frutto del prolifico vivaio romagnolo, dopo un'incertezza iniziale dovuta alla rottura del bompressino, ingrana un ritmo da metronomo, rimonta mini su mini fino ad un fantastico settimo posto finale, che eguaglia Romanelli.

Claudio Gardossi, con Zancopè, mi è sempre sembrato il più "bretone" degli italiani. Privo di solido retroterra agonistico velico, con l'aiuto del fido Marino Suban, manico triestino, e con tanta disciplina e professionalità in 2 anni brucia le tappe.
Nel 96 sul Rolland autocostruito Jasmine vince Corsica, Roma e 500 inanellando 2 circumnavigazioni dell'Italia. Nel 97 è terzo al Fastnet e Transgascogne, meritandosi la copertina di "BATEAUX". Alla Mini,dopo una seconda tappa un pò in salita per il vento leggero ed una rotta un pò troppo a nord,finisce comunque decimo.

Massimo Rufini incarna il "genio" laziale. La sua preparazione appare, dalla banchina sommaria. Ricordo di essere andato a comprargli la miscela per il generatore a Brest,quando mancava appena un'ora alla partenza perché se n'era scordato.
Effettua la calibrazione del pilota nel pre start! Per di più rompe il boma in una stramba involontaria, riparandolo però con prontezza ed ingegno. Nella prima tappa più che 30 esimo non si merita. Nella seconda,ormai rodato dispiega invece la sua classe di uccello d'alto mare e porta il suo Te Salt ad un fantastico 12° posto, con 18esimo finale.

Andrea Gancia è il pulcino del marinaio che da lì a qualche anno diventerà protagonista assoluto, da terzo alla Ostar e da record Atlantico in cat. Su Te Salt infila una Transat regolare, senza acuti e senza cadute con 24° posto finale.

Ettore Dottori si presenta su Mini Match. Il giorno prima della partenza si frattura un metatarso saltando in banchina. Irriducibile com'è fugge dall'ospedale e parte per la sua terza Mini, ovviamente sulla difensiva.
Nella seconda tappa cede una diagonale bassa ed il romano fa rotta verso capo verde per ritirarsi. Dopo poche ore, orgoglioso, combattivo ed irriducibile, organizza la solita miracolosa riparazione, rimette in rotta di nuovo verso ovest e si produce in un gran finale di gara con un incredibile 25 esimo posto.

Paolo Tinari è la dimostrazione che, con un pò di fortuna, chiunque può finire la Transat. Mezz'ora dalla sortita dal porto la sua randa, issata a mezz'albero non sale e non scende più, sotto i miei occhi esterrefatti si accorge che i golfari sul balestrone sono girati di 45 gradi rispetto all'asse dei venti e dell'alabasso, l'interno della barca è un casino inestricabile...
La partenza col vento in poppa leggero lo grazia ed il simpaticissimo Paolo ha il tempo di riorganizzarsi, coronando il suo sogno 34 esimo.

Il 97 rappresentò anche una triste incompiuta per due fortissimi protagonisti italiani.
Stefano Pelizza, su Mini Match compì una prima tappa d'antologia, lottando alla pari coi fenomeni di allora (Magnen in testa) arrivando alle Canarie in un incredibile e mai più ripetuto quarto posto. Purtroppo dopo un solo giorno della seconda tappa subì una grave avaria all'albero, tale da costringerlo al ritiro.
Andrea Scarpa, su barca gemella e compagno di Stefano in tanta regate in doppio, resse il passo dell'amico finendo settimo nella prima tappa per incocciare un ferry durante la seconda notte, sulla rotta dei Carabi.
Ernesto Moresino, col progettista Felci, compì l'ardita operazione di costruire in carbonio un Te Salt. La barca ne risultò molto nervosa, di difficile gestione in solitario, tanto da indurre Ernesto già molto deluso dal 29 esimo posto di tappa, a rinunciare a proseguire.

1999
Il 99,presentò ,rispetto all'edizione precedente,condizioni assai più severe per l'avvicinarsi al Golfo di Biscaglia di una depressione tropicale, sottovalutata dagli organizzatori. Fu una edizione in cui si ritirarono con danni alcuni dei protagonisti della grande altura degli anni 2000,come Sebastian Josse, Karen Leibovici e Nick Maloney.

Nel '96/'97 c'era un omone di 130 chili che non si perdeva la partenza e l'arrivo di una regata Mini italiana, arrivando in moto ovunque ci fosse un Mini in gara. Diceva che si stava costruendo un Mini per prendere parte alla prossima edizione e, francamente, non era facile credergli.
Nel 1998 varò il suo Rolland Exing 99 partecipando alle prime regate: non era raro che sul più bello di issare spi lo si vedesse correre a prua con trapano e ferri per qualche riparazione volante e, durante le gare di qualifica a Port Camargue si incagliò ben 2 volte.
Nel '99 cadde dalla barca sull'invaso, infortunandosi, si allenò pochissimo correndo, al risparmio la sola Corsica. Ebbene,malgrado tutte queste sinistre premesse e per di più penalizzato dalla via d'acqua seguita ad una collisione col mio 126 nel pre-start, ROBERTO VARINELLI fu il solo italiano, sui 6 più titolati partenti ad ultimare un'edizione da annali al 19 posto!

Andrea Gancia al via col te salt in carbonio che fu di Moresino,subì un'avaria alle volanti,così da ritirarsi a La Rochelle.

Dottori arrivò alla partenza con una barca tutta da attrezzare. Neppure il suo stellone ed il lavoro indefesso di uno staff numeroso e competente valsero a porlo in condizioni decenti: dopo 2 giorni l'acqua filtrava dai bulloni della chiglia e tutto finì con l'inevitabile ritiro.

I fratelli Pelizza, Stefano, al secondo tentativo, e Francesco su barche gemelle, unitamente al sottoscritto, Stefano Paltrinieri,stavano facendo gara di testa, tra il quarto ed il settimo posto, a poche miglia l'uno dall'altro, quando Mercoledì 29 Settembre fecero "la capriola" … Stefano Pelizza rimase 4 ore all'interno della barca rovesciata. Complice un'onda amica si raddrizzò e con armo di fortuna riparò a San Sebastian. Il fratello e Paltrinieri furono recuperati dallo stesso elicottero a 5 ore di distanza.

2000/2005
Con gli anni 2000 entriamo nella storie recente.
Credo che tutti gli appassionati conoscano le vicende della dolorosa scomparsa di Roberto Varinelli nel 2001, dell'ottimo ottavo posto di Enrico Podestà nel 2003, compagno di uno sfortunato Alessandro Zamagna, comunque arrivato fino al traguardo, nel 2003.
Il 2005 ci offre infine il decimo di Andrea Caracci che sarà anche protagonista nel 2007

di: Stefano Paltrinieri | tratto da classemini.it

 

 

 

 

 

 

 
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